Home 5 Progetto 5 Altare maggiore

1300 x 450 x 200 cm
Legno; Stucco modellato e dipinto

A.L. Restorelli, Notizie della pieve (…), BCA, ms. 82, cc. 13, 22, 22v., 29, 30 e ss.; P. Scortecci, Gli stuccatori Giovan Martino Portogalli, Bernardo Ripa e Pietro Maderno Speroni in Valdichiana Aretina, in “Bollettino d’informazione della Brigata Aretina degli Amici dei Monumenti”, 37, n. 76, 2003, pp. 50-61: 59-61; R. Spinelli, La decorazione a stucco ad Arezzo e nel territorio aretino, in “Arte in terra d’Arezzo. Il Settecento”, a cura di L. Fornasari e R. Spinelli, Firenze, Edifir, 2007, pp. 27-54, pp. 45-48.

Altare maggiore

Pietro Maderno Speroni (Varese, attivo nella seconda metà del XVIII secolo)

Datazione

1756

Ubicazione

Pieve dei Santi Egidio e Savino di Monte San Savino

Descrizione

L’altare maggiore della pieve di Monte San Savino, opera in stucco del varesino Pietro Maderno Speroni, fu costruito nel 1756 per volontà del canonico Anton Leone Restorelli ed è costituito da una mensa con tre gradini con al centro un tabernacolo in legno dipinto; la sua struttura emiciclica, sorretta da colonnato con capitelli compositi dorati, imita la fattura di un tempietto sormontato da baldacchino a padiglione, il cui tendaggio è aperto a metà da quattro angioletti. Nella grande scenografia architettonica si alternano stucco bianco e stucco policromo, a imitazione del marmo, come appare anche nelle quattro colonne e nelle due paraste poste a sorreggere l’architrave e il timpano spezzato. Al centro, in alto, figurano il calice e la particola eucaristica, circondati da raggi dello Spirito e da nubi soffuse e schiacciate. La nicchia centrale, che oggi ospita la tavola del Sozzini, è decorata nell’intradosso da volti di cherubini alati e nuvole, realizzati in stucco a bassorilievo e poi dipinti. I puttini reggicortina, gioiosi e svolazzanti, ricordano il baldacchino di San Pietro del Bernini, trovando termini di paragone nella Valdichiana aretina e in Valtiberina con simili proposte sostenute nel secolo precedente da Andrea Pozzo o con le scenografie sacre in stucco della collegiata di san Michele Arcangelo di Lucignano o quelle di Giovanni Passardi, realizzate per gli altari della chiesa di sant’Ignazio ad Arezzo e del Duomo di Sansepolcro. L’ultimo restauro risale al 1969 a opera di Albino Secchi della Soprintendenza di Arezzo.

Notizie storico critiche

L’altare realizzato a opera dello Speroni nacque in sostituzione di un precedente altare maggiore di legno intagliato, colorato di azzurro e dorato. Su di esso, dopo il 1666, erano stati collocati  i tre dipinti su tavola del pittore Domenico Sozzini, di cui solo uno rimane esposto oggi in pieve; per conto del reggente Felice Lucattelli, il 5 novembre 1664 il Sozzini si era occupato di dare all’area sacra l’aspetto che ancora oggi esso manifesta, staccando dall’altare la mensa con i gradini, perché fosse “a perpendicolo della cupola della tribuna, e vi fosse dietro il passo per il coro; in questo luogo fu trasferito e depositato il corpo di suor Giovanna Purazzi nell’anno 1676”; il ciborio in marmo, invece, venne riutilizzato con il suo cupolino per il cimitero, all’epoca del Restorelli. Nel 1756, poi, il Restorelli documentava le cattive condizioni in cui versava l’altare in legno, che risultava “in parte ancora dorato, ma per l’antichità che dimostrava, scolorito”, perciò l’Opera del Corpus Domini, composta dagli operai Simone Baldi, Tommaso Bucci Mattei, Lorenzo Sozzini e Oliviere Giorgi, si premurò di pagare 86 scudi al maestro Pietro Maderno Speroni per la progettazione e la messa in opera di un altare in stucco principiato il 30 giugno 1756 e terminato il 6 novembre dello stesso anno, come ricorda il cartiglio OPA posto al centro della struttura; alla spesa totale di 104 scudi, oltre all’Opera, partecipò anche la Compagnia di San Sebastiano, che richiese di acquistare un nuovo ciborio con chiave inargentata e di ricavare due nicchie nella nuova macchina d’altare per contenervi le reliquie dei crani dei santi Savino e Vitale, donate alla pieve nel 1666 da Santi Salvi. Nel maggio 1768 il Vescovo Inghirami comandò inoltre di far rifare anche la mensa d’altare poiché la pietra di cui era composta si trovava a pezzi e macchiata dagli olii sacri bruciati, dunque vi si pose in mezzo una nuova pietra consacrata e davanti vi fu posto un sepolcrino con delle reliquie. Il lavoro fu eseguito dal maestro Luca Radichi.

Compilatore

Camilla Tonioni

Data di compilazione

2024
1300 x 450 x 200 cm
Legno; Stucco modellato e dipinto

A.L. Restorelli, Notizie della pieve (…), BCA, ms. 82, cc. 13, 22, 22v., 29, 30 e ss.; P. Scortecci, Gli stuccatori Giovan Martino Portogalli, Bernardo Ripa e Pietro Maderno Speroni in Valdichiana Aretina, in “Bollettino d’informazione della Brigata Aretina degli Amici dei Monumenti”, 37, n. 76, 2003, pp. 50-61: 59-61; R. Spinelli, La decorazione a stucco ad Arezzo e nel territorio aretino, in “Arte in terra d’Arezzo. Il Settecento”, a cura di L. Fornasari e R. Spinelli, Firenze, Edifir, 2007, pp. 27-54, pp. 45-48.

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