
F. Guelfi, C. Baldi, Ricerche storico-biografiche su Monte San Savino attraverso i secoli, Siena, Lazzeri, 1892, pp. 136,183; Dipinti, sculture e arti minori, in “Arte nell’aretino. Recuperi e restauri dal 1968 al 1974”, catalogo della mostra Arezzo, a cura di L. G. Boccia, C. Corsi, A. M. Maetzke, A. Secchi, Firenze, 1974, pp. 115-116; G. Centrodi,Orazio Porta, in “Quaderni dell’istituto di Storia dell’Arte: anni 1982-1983”, Arezzo, Facoltà di Magistero Università di Siena, 1984, p. 89 (con bibliografia di riferimento); Visita Pastorale del Vescovo Lorenzo degli Acciaiuoli (1461-1473),in “Visite Pastorali dal 1257 al 1516”, I, a cura di S. Pieri e C. Volpi, Arezzo, Archivi Diocesani, 2006, pp. 229-230; Visite pastorali del vescovo Bernardetto Minerbetti (1537-1574), in “Visite Pastorali dal 1521 al 1571”, II, a cura di S. Pieri e C. Volpi, Arezzo-Archivi Diocesani, 2008, pp. 278-279; A. Baroni, Vasari, Stradano, Naldini e altri “pittori dello Studiolo”, in Arte in Terra d’Arezzo, il Cinquecento cit., pp. 191-192; A. Cecchi, Vasari e la maniera moderna, in Arte in Terra d’Arezzo, il Cinquecento cit., p. 135; L. Fornasari, “Discorso intorno alle immagini sacre”, la pittura controriformata nelle committenze delle compagnie laicali e religiose, in Arte in Terra d Arezzo, il Cinquecento, cit., pp. 209-210; A. Nesi, Orazio Porta, un pittore (e architetto) “vasariano” sottovalutato, in “Quaderni di Maniera”, Firenze, 2023; G. Centrodi, R. Giulietti, G. Romanelli (a cura di), Monte San Savino. Letture e riletture storico-artistiche, Città di Castello, Stampa Petruzzi, 2023, p. 128.
Stemma con angeli reggi cortina

Datazione
Ubicazione
Descrizione
Questo stemma dipinto ad affresco, collocato nell’area di passaggio del coro della pieve di Monte San Savino, è stato avvicinato da Giuliano Centrodi all’attività giovanile di Orazio Porta, ma condivide soluzioni stilistiche ed iconografiche diffuse anche negli ambienti umbri, da artisti al servizio del cardinale Fulvio Giulio della Corgna, tra 1575 e 1583, come Salvio Savini o Nicolò Circignani detto il Pomarancio; del primo si ricordano gli affreschi della villa di Città della Pieve da lui firmati nel 1581, tra i quali si ricordi il fregio del ciclo pittorico intitolato “La Retorica” del salone d’onore posto al primo piano, dove i puttini, con le loro carni turgide e consistenti, si muovono gioiosamente mentre mostrano gli stemmi delle casate lì celebrate. Il Pomarancio, invece, tra 1574 e 1590 guidò un’equipe di pittori incaricati di affrescare le sale del palazzo della Corgna a Castiglione del Lago con scene storico-mitologiche e che celebrassero le gesta di Ascanio della Corgna. All’ingresso del percorso egli si rese autore in prima persona dei dipinti della volta con il “giudizio di Paride”, creati come allegoria per celebrare il matrimonio di Diomede della Corgna, nipote e figlio adottivo di Ascanio, con Porzia Colonna; intorno alle scene narrative si dispongono una serie di stemmi, tra cui quello del cardinale Fulvio della Corgna, fratello di Ascanio, unito a quello dei Ciocchi del Monte, casato di papa Giulio III e di Giacoma, madre di Ascanio e Fulvio Giulio della Corgna. Il suo stile si avvicina molto a quello di questi affreschi e di quelli ad esso adiacenti, come si evince comparando la decorazione ad affresco da lui eseguita nella chiesa romana del SS. Nome di Gesù all’Argentina del 1584, dove testine di cherubino, putti e angioletti riprendono movenze e dettagli condivisi. Il gusto di quest’opera è altresì riconducibile a quello proposto dalla cerchia dell’Allori presso gli Uffizi, dove il trionfo della grottesca si sposava bene con il linguaggio tardo manierista proposto dagli allievi dell’Allori come Giovanni Bizzelli o dal giovane Bernardino Poccetti, legati all’attività del Porta.
Questo stemma, la cui dedicazione non è ancora stata identificata, è cinto da una ghirlanda d’alloro, simbolo di trionfo, e reca al centro un volatile bianco, forse un’oca o una cicogna, con zampe e becco arancio; i due putti alati, caratterizzati da un disegno massiccio dei corpi e delle pose, aprono un tendaggio in segno celebrativo, ricordando anche il gesto dello svelamento, spesso visibile nei monumenti funebri.
Notizie storico critiche
Questo affresco è stato rinvenuto durante i lavori di restauro alla pieve condotti dalla Soprintendenza nel 1969, poiché, insieme agli affreschi adiacenti, essi erano stati scialbati forse in occasione dei restauri settecenteschi a cui la pieve fu sottoposta alla metà del XVIII secolo per volontà dell’arciprete Anton Leone Restorelli; tra le operazioni settecentesche risulta che fosse avvenuto anche lo spostamento della porta di ingresso laterale, con conseguente ricostruzione di una nuova residenza per il Magistrato e per la Fraternita. Nell’area degli affreschi esisteva, infatti, il monumento funebre di Fabiano di Monte, che fu ricollocato sotto la cantoria sul lato sinistro; Centrodi ha ipotizzato che quest’area della pieve fosse stata utilizzata come cappella funeraria celebrativa di patronato della famiglia Di Monte, come si evince dall’affresco con iscrizione dedicato a Iacoba di Monte, alla cui scheda si rimanda.
Compilatore
Data di compilazione
F. Guelfi, C. Baldi, Ricerche storico-biografiche su Monte San Savino attraverso i secoli, Siena, Lazzeri, 1892, pp. 136,183; Dipinti, sculture e arti minori, in “Arte nell’aretino. Recuperi e restauri dal 1968 al 1974”, catalogo della mostra Arezzo, a cura di L. G. Boccia, C. Corsi, A. M. Maetzke, A. Secchi, Firenze, 1974, pp. 115-116; G. Centrodi,Orazio Porta, in “Quaderni dell’istituto di Storia dell’Arte: anni 1982-1983”, Arezzo, Facoltà di Magistero Università di Siena, 1984, p. 89 (con bibliografia di riferimento); Visita Pastorale del Vescovo Lorenzo degli Acciaiuoli (1461-1473),in “Visite Pastorali dal 1257 al 1516”, I, a cura di S. Pieri e C. Volpi, Arezzo, Archivi Diocesani, 2006, pp. 229-230; Visite pastorali del vescovo Bernardetto Minerbetti (1537-1574), in “Visite Pastorali dal 1521 al 1571”, II, a cura di S. Pieri e C. Volpi, Arezzo-Archivi Diocesani, 2008, pp. 278-279; A. Baroni, Vasari, Stradano, Naldini e altri “pittori dello Studiolo”, in Arte in Terra d’Arezzo, il Cinquecento cit., pp. 191-192; A. Cecchi, Vasari e la maniera moderna, in Arte in Terra d’Arezzo, il Cinquecento cit., p. 135; L. Fornasari, “Discorso intorno alle immagini sacre”, la pittura controriformata nelle committenze delle compagnie laicali e religiose, in Arte in Terra d Arezzo, il Cinquecento, cit., pp. 209-210; A. Nesi, Orazio Porta, un pittore (e architetto) “vasariano” sottovalutato, in “Quaderni di Maniera”, Firenze, 2023; G. Centrodi, R. Giulietti, G. Romanelli (a cura di), Monte San Savino. Letture e riletture storico-artistiche, Città di Castello, Stampa Petruzzi, 2023, p. 128.
