
A.L. Restorelli, Notizie della pieve, BCA, ms. 82, cc 29-30, 34; G. Centrodi, Pittura a Monte San Savino, Firenze, 1988, p. 35; L. Fornasari, Dipinti e disegni rintracciati. Aggiunte al catalogo di Salvi Castellucci, Giovanni Battista Biondi, Domenico Sozzini, Gian Lorenzo Zagli, Pier Dandini, Mattia De Mare, Pietro Benvenuti e altro (prima parte), in “Bollettino d’informazione della Brigata Aretina degli Amici dei Monumenti”, 69, 1999, pp. 23-27, pp.23-26 fig. 4. I; L. Fornasari, Pietro da Cortona profeta nella sua terra, in “Arte in Terra d’Arezzo. Il Seicento”, a cura di L. Fornasari e A. Giannotti, Firenze, Edifir, 2003, pp. 135-161, p. 154.
Sant’Egidio prega verso Cristo Risorto assistito dalla Madonna e dagli Angeli

Datazione
Ubicazione
Descrizione
La pala centinata dedicata a Sant’Egidio costituisce l’elemento centrale di un trittico, i cui laterali, rispettivamente dedicati a San Savino in veste di vescovo, titolare della pieve, e a San Vitale, compatrono e co-titolare, si trovano oggi collocati nella sacrestia della chiesa di Sant’Agostino. Le opere furono realizzate alla metà del XVII secolo da Domenico Sozzini, pittore locale ispirato da Pietro da Cortona e vicino allo stile della seconda generazione di artisti discesi da Pietro Berrettini e attivi nell’aretino, come si evince dalla classicista compostezza delle pose dei santi tra le nubi; l’opera vede protagonisti Sant’Egidio con ai piedi una cerva, che si rivolge in preghiera al Salvatore crucifero, mentre due angeli raccolgono con un calice il sangue che sgorga copioso dalla ferita provocata dal chiodo conficcato sulla mano destra del Risorto; alla sinistra di Cristo sta la Vergine Madre, che tiene le mani al petto in segno di compassione e protezione verso il popolo dei fedeli. La cerva, attributo iconografico di Sant’Egidio, è da ricondurre alla sua agiografia risalente al X secolo, dove si racconta che Egidio vivesse isolato in Provenza in un bosco, nutrendosi del latte di una cerva, la quale un giorno fu presa di mira durante una battuta di caccia condotta dal re goto Wamba, che scoccò una freccia andando a colpire Egidio, ai cui piedi stava la cerva. Il re divenne poi amico di Egidio e lo ripagò donandogli l’intero territorio su cui poi sarebbe sorta l’abbazia di Nimes.
Notizie storico critiche
Quest’opera, che oggi figura isolata al centro dell’altare maggiore, era, in origine, accompagnata da due laterali di più piccole dimensioni realizzati dal pittore Domenico Sozzini per il costo di 10 scudi a spese dell’Opera, realizzate in occasione della donazione da parte di Santi Salvi dei due crani dei Santi Savino e Vitale, collocati nelle nicchie architettoniche ricavate nella muratura antistante l’altare della pieve, nel 1665; le due pale laterali fungevano infatti da sportelli utili a chiudere il vuoto dell’alloggio retrostante, in cui erano state collocate due urne in rame argentato con le reliquie, portate in processione la prima domenica di luglio del 1666. Prima dei restauri indetti dal canonico Restorelli alla metà del XVIII secolo, l’altare maggiore risultava essere in legno intagliato, dipinto di celeste e dorato; in una nicchia dietro al dipinto del Sozzini figurava un simulacro dedicato al Salvatore Risorto, opera di Anton Maria Romanelli, e ai piedi della mensa d’altare un simulacro del Cristo deposto. Le due tavole laterali del Sozzini dedicate a san Vitale e san Savino erano collocate, in mezzo a due colonne, l’una in cornu Epistolae e l’altra in cornu Evangelii; solo all’epoca dei rifacimenti dell’altare, alla metà del XVIII secolo, le tavole risultavano non più adattabili come sportelli alle nuove nicchie scavate dietro all’altare settecentesco dunque i dipinti vennero posti di fronte ai fedeli, di faccia alle due navate del coro. Intorno al dipinto, inoltre, furono aggiunte delle parti, realizzate ad opera del giovane pittore Niccolò di Bastiano Mangani, ordinate da Anton Leone Restorelli perché esso si adattasse alla nicchia creata per il nuovo altare di stucco, costruito nel 1756 a opera dello stuccatore varesino Pietro Maderno Speroni.
Compilatore
Data di compilazione
A.L. Restorelli, Notizie della pieve, BCA, ms. 82, cc 29-30, 34; G. Centrodi, Pittura a Monte San Savino, Firenze, 1988, p. 35; L. Fornasari, Dipinti e disegni rintracciati. Aggiunte al catalogo di Salvi Castellucci, Giovanni Battista Biondi, Domenico Sozzini, Gian Lorenzo Zagli, Pier Dandini, Mattia De Mare, Pietro Benvenuti e altro (prima parte), in “Bollettino d’informazione della Brigata Aretina degli Amici dei Monumenti”, 69, 1999, pp. 23-27, pp.23-26 fig. 4. I; L. Fornasari, Pietro da Cortona profeta nella sua terra, in “Arte in Terra d’Arezzo. Il Seicento”, a cura di L. Fornasari e A. Giannotti, Firenze, Edifir, 2003, pp. 135-161, p. 154.
