Home 5 Progetto 5 Madonna del Latte e un Angelo

cm 68 x 57
Olio su tela

C. Ricci, Correggio, Londra, Warne, 1930 (di confronto); V. Boldi, Il culto delle acque e le stipi votive salutari nell’aretino, AMAP, XXIV (1938), pp. 312-313 (di contesto); G. Batini, Toscana dei miracoli, Firenze, Bonechi, 1977, pp. 51-57 (di contesto); V. Dini, Il potere delle antiche madri, Torino, Pontecorboli Editore, 1980, pp. 31, 183 (di contesto); G. Centrodi, R. Giulietti, G. Romanelli (a cura di), Monte San Savino. Letture e riletture storico-artistiche, Città di Castello, Stampa Petruzzi, 2023, p. 151 (di contesto).

Madonna del Latte e un Angelo

Ignoto pittore toscano

Datazione

Seconda metà del XVII secolo

Ubicazione

Locali della Confraternita della Misericordia di Monte San Savino

Descrizione

Copia dal Correggio, 1523-1524, cm. 68,5×56,8, oggi conservata a Budapest, nel Szépművészeti Múzeum, inv. 55 (dal 1603 documentata nella Collezione del cardinale Pietro Aldobrandini di Roma).

Il dipinto raffigura Maria che porge il seno al Gesù bambino, il quale, per l’ardore della sua tenera età, scalcia rivolgendosi smaniosamente all’indietro verso un Angelo che sta alle sue spalle. Mentre si tiene ancorato al velo della Madre, creando con lei un legame concreto e amorevole, Gesù è bramoso anche di guardare ai frutti che l’Angelo gli offre, secondo alcuni studiosi delle pere, simbolo della bontà divina e del rapporto tra la Vergine e il Cristo, e delle ciliegie o mele cotogne, allusione alla Passione e Resurrezione; così il Bambino rimane vicino sia alla sua natura terrena che a quella divina, volgendo lo sguardo verso l’angelo, rappresentante del regno dei cieli, ma tenendosi vicino al seno della Madre che lo aspetta per l’atto tenero ed intimo dell’allattamento. Dal punto di vista compositivo l’opera corrisponde in pieno al modello proposto dal Correggio per la collezione Aldobrandini, ma il copista ha sottratto ai corpi quel lieve chiaroscuro fumoso e quel mistico e impalpabile tocco del maestro parmense, rendendo più netti i passaggi di piano nel colore e più compatti i disegni dei corpi. E’ improbabile che l’opera sia una delle venti copie enumerate dallo storico dell’arte Corrado Ricci e realizzate a Roma nella seconda metà del XVI secolo, però risulta interessante osservare la diffusione di questo modello iconografico fino all’entroterra campestre della Toscana.

Notizie storico critiche

L’opera proviene dalla località di Pastina a Monte San Savino, dove, sotto l’ex convento di monache benedettine, esiste una fonte galattofora, oggi esaurita, che produceva acque biancastre ricche di sali di calcio, presso cui le puerpere che scarseggiavano di latte per l’allattamento dei neonati erano solite recarsi a bere queste acque ritenute miracolose; lì si trovava un piccolo recinto sacro rurale, di cui sono ancora oggi visibili i resti, che si affiancava ad un’edicola dove le donne potevano pregare rivolte a un’icona mariana, presumibilmente proprio questa Madonna del Latte, recitando una formula per chiedere a Maria di intercedere presso Dio per la loro guarigione. Il culto delle acque salutari è di antichissima tradizione e, come in questo caso, spesso afferisce a culti pre cristiani legati alla fertilità del bestiame o alla produttività dei campi, come dimostrano i numerosi bronzetti etruschi rinvenuti nell’area della collina di Pastina.

Compilatore

Camilla Tonioni

Data di compilazione

2024
cm 68 x 57
Olio su tela

C. Ricci, Correggio, Londra, Warne, 1930 (di confronto); V. Boldi, Il culto delle acque e le stipi votive salutari nell’aretino, AMAP, XXIV (1938), pp. 312-313 (di contesto); G. Batini, Toscana dei miracoli, Firenze, Bonechi, 1977, pp. 51-57 (di contesto); V. Dini, Il potere delle antiche madri, Torino, Pontecorboli Editore, 1980, pp. 31, 183 (di contesto); G. Centrodi, R. Giulietti, G. Romanelli (a cura di), Monte San Savino. Letture e riletture storico-artistiche, Città di Castello, Stampa Petruzzi, 2023, p. 151 (di contesto).

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