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226 x 160 cm
Affresco

Sul cartiglio dipinto:

I: N: R: I:

A.L. Restorelli, Notizie della pieve (…) l’anno 1774, BCA ms n. 82, c. 32v; S. Pepper, Guido Reni, Novara, De Agostini, 1988, pp. 46, 240-241, 255 (con bibliografia di riferimento); M. Pigozzi, La Crocifissione di Pontremoli in San Francesco, in “UN MERAVIGLIOSO ARTIFICIO”  a cura di Stefano Bertocci,  Anna Còccioli Mastroviti, Fauzia Farneti, Firenze, Altralinea Edizioni, 2023, pp. 112-123.

Dolenti (la Vergine e San Giovanni Evangelista)

Pittore di cultura emiliana

Datazione

Ultimo decennio XVII secolo

Ubicazione

Pieve dei Santi Egidio e Savino di Monte San Savino – terzo altare a sinistra

Descrizione

Questi due dolenti risalgono al momento dell’istituzione dell’altare del Crocifisso nella pieve dei Santi Egidio e Savino, ad opera di Domenico Vardi, che nel 1690 divenne titolare di un altare in cui fece trasferire un crocifisso ligneo già di sua proprietà, circondato da due dolenti dipinti ad affresco. Questi ultimi si collocano in un ambiente aperto, oscurato dal buio che circondò la Terra nel momento della morte di Cristo, laddove sullo sfondo si intravede una cittadina ai piedi della Croce; si tratta di un riferimento alle basiliche papali di Roma, di cui si riconoscono due obelischi, uno situato di fronte alla basilica di San Giovanni in Laterano e l’altro di fronte a Santa Maria Maggiore e infine una cupola, in omaggio a San Pietro. La Vergine, dolente, reca le mani al petto in segno di preghiera e di dramma, mentre San Giovanni Evangelista, il discepolo amato e affidato da Gesù alle cure di Maria, piange la morte del Salvatore, portandosi al volto un panno bianco, prefigurazione della Resurrezione di Cristo. I due personaggi sono posti statuariamente ai lati del corpo di Cristo, quasi ad occupare lo stesso spazio in ordine di grandezza; essi vestono panni con pieghe a larghi piani e sandali ai piedi. La loro posa monumentale, resa ancora più potente dalle vesti ad ampie pieghe, li rende opere figlie dell’esempio bolognese di Guido Reni, pittore classicista, che nel 1617 ca. dipinse la Crocifissione “dei Cappuccini”, oggi conservata nella Pinacoteca Nazionale di Bologna (inv. 441) e nel 1625 ca. fu autore della Crocifissione della chiesa romana di Santa Maria della Vittoria, oggi nella collezione del duca di Northumberland. Da questi esempi discesero interessanti risposte degli allievi come la Crocifissione del Cantarini, oggi presso i Musei Civici di Pavia (inv. P 1749), o quella del Bolognini dalla chiesa di Santa Maria della Neve a Parma, ma anche la nostra opera savinese, che è una perfetta risposta al classicismo pittorico, riscontrabile nella dignità dei colori tenui ripresa dai Carracci e da Domenichino, unita ad ampi panneggi graziosi e leggiadri.

 

Notizie storico critiche

L’altare del Crocifisso venne eretto nella pieve di Monte San Savino da Domenico Vardi nel 1690, come recita il testamento rogato da ser Francesco Sozzini; dedicato al Nome di Gesù, l’altare venne realizzato in legno dorato con intagli colorati di azzurro e fatto in forma di tabernacolo, simile all’altare dedicato ad Antonio da Padova nella chiesa di Santa Maria della Pace a Monte San Savino. Qui esistevano i dipinti su tavola con i due dolenti e il “Redentore confitto in croce formato di legno: ed in cima all’altare posava in mezzo a’ raggi a guisa di sole il Nome di Gesù di legno dorato in figura ovale coll’ornamento di due festoni intagliati e dorati” (Restorelli ms. 82, c. 32v); nella parte sommitale figurava l’iscrizione “Teodora Ligi deaurare fecit hanc cappellani”, in ricordo del pagamento da parte della donna per la doratura dell’altare, come si vedeva un tempo. Al momento della sua istituzione l’altare, in Cornu Evangelii, si trovava collocato al centro tra l’altare di San Filippo Neri e quello del Carmine, nell’area in cui oggi esiste il confessionale in legno, ed era posto sotto la cura dell’Opera; nel 1748 con i restauri voluti da Anton Leone Restorelli, Pietro Maderno Speroni fu incaricato di realizzare la struttura in stucco che vediamo oggi, ricollocata proprio al di sotto della residenza del Magistrato, nell’area in cui precedentemente esisteva la porta di accesso laterale, che venne spostata poco sotto, al posto della precedente ubicazione dell’altare del Carmine. Sopra al nuovo altare furono posti i dipinti su tela dedicati ai santi Fabiano e Sebastiano, pagati dal Magistrato insieme all’intero complesso dell’altare per un totale di 50 scudi, derivanti dalle rendite della compagnia di San Sebastiano, che veniva amministrata dal Magistrato.

Compilatore

Camilla Tonioni

Data di compilazione

2024
226 x 160 cm
Affresco

Sul cartiglio dipinto:

I: N: R: I:

A.L. Restorelli, Notizie della pieve (…) l’anno 1774, BCA ms n. 82, c. 32v; S. Pepper, Guido Reni, Novara, De Agostini, 1988, pp. 46, 240-241, 255 (con bibliografia di riferimento); M. Pigozzi, La Crocifissione di Pontremoli in San Francesco, in “UN MERAVIGLIOSO ARTIFICIO”  a cura di Stefano Bertocci,  Anna Còccioli Mastroviti, Fauzia Farneti, Firenze, Altralinea Edizioni, 2023, pp. 112-123.

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