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Affresco

A.L. Restorelli, Notizie della Pieve, BCA, ms. 82, c. 10; R. Restorelli, Notizie istoriche spettanti alla nobile Terra di Montesansavino, in “Architettura a Monte San Savino”, Quaderni Savinesi, 2, Comune di Monte San Savino, Firenze, 1989, p. 30; R. Restorelli, Serie di altri illustri personaggi che nello stato di ecclesiastici e secolari (…), BCMSS, ms. n. 18, c. 33; N. Baldini, R. Giulietti, Andrea Sansovino artefice nella sua terra, in Forme rinascimentali nel segno moderno, Arezzo 2009, p. 28; G. Centrodi, R. Giulietti, G. Romanelli (a cura di), “Monte San Savino. Letture e riletture storico-artistiche”, Città di Castello, Stampa Petruzzi, 2023, pp. 57-60.

Fregio figurato

Ignota bottega toscana

Datazione

XV secolo, seconda metà

Ubicazione

Pieve dei Santi Egidio e Savino di Monte San Savino – sotto la copertura del tetto

Descrizione

Questo fregio dipinto, riportato alla luce durante i lavori di restauro finanziati dal Ministero dell’Istruzione e portati avanti dalla Soprintendenza aretina nel 1969 sotto la guida di Albino Secchi, giunge a coronamento dei lavori indetti dal pievano Domenico Galletti, per dotare la pieve di Monte San Savino di nuovi arredi sacri; a partire dal 1494, infatti, la pieve fu sottoposta a interventi strutturali e decorativi, tra le quali risulta anche la realizzazione di questo fregio, suddiviso in due principali ripartizioni: la prima si dispone presso la tribuna di accesso all’area presbiteriale, dove una teoria di santi a mezzobusto, con i rispettivi attributi iconografici, si colloca all’interno di cerchi, cinti superiormente da una decorazione a ovuli e inferiormente da una cornice a dentelli dipinti. Gli occhielli che delimitano le campiture, entro cui si dispongono i santi, sono corrispondenti allo spazio ricavato da un intreccio di fronde erbacee, decorato da riccioli vegetali con punte lanceolate ed alveolate, simili a racemi. In totale si conservano 8 sezioni circolari, 4 per lato, che al centro dovevano forse culminare con la raffigurazione ufficiale dei due titolari della pieve, san Savino e sant’Egidio, nominati titolare e co-titolare a partire dal 1471; di questa porzione centrale oggi rimane solo una cornice di ghirlanda vegetale con andamento a festone, dove frutti e foglie si alternano a imitazione delle ghirlande robbiane. A partire da sinistra, dunque, troviamo Santa Barbara con la torre, a cui i Galletti erano devoti, San Vitale con la scala (attributo iconografico che ricorre a Monte San Savino, liberata miracolosamente da un assedio grazie all’intervento di san Vitale che aiutò i savinesi a respingere i nemici, gettati giù dalle scale che loro stessi avevano utilizzato per scavalcare le mura del paese), un Santo che porge i palmi verso il fedele, forse San Francesco, e Cristo che sostiene la Croce. La seconda ripartizione del fregio è invece corrispondente all’area della controfacciata, posta al di sopra della cantoria con l’organo, che prosegue lungo le pareti laterali a congiungersi con l’affresco della tribuna, anche se varie porzioni del fregio non sono state recuperate perché scialbate in epoca moderna. Quest’ultima sezione dà spazio a una lunga processione di ascendenza donatelliana, costituita da carri, festoni vegetali, ghirlande, nastri, puttini danzanti e che suonano strumenti a corda, come la lira da braccio, l’arpa o il clavicembalo verticale – detto clavicitterio -, ma anche strumenti a fiato come il flauto o la tromba, e strumenti a percussione come il tamburello. Il tema si rifà a quello esposto anche nella cantoria di Donatello per il Duomo di Firenze, nel pulpito del Duomo di Prato o, sempre a Prato, nel cofanetto della sacra cintola con lo stemma Orsini; uno dei putti, il più vicino alla tribuna, è vestito con corpetto e pantalone a palloncino e reca tra le mani una cesta di frutti, a dimostrazione della moda dell’epoca. A conferma della datazione si osservi la presenza, sotto il fregio, di due stemmi dipinti con nastri svolazzanti: quello sopra il primo altare a destra è dedicato alla famiglia Galletti e quello sopra il primo altare a sinistra presenta le chiavi di San Pietro, in ricordo degli incarichi che Domenico Galletti, pievano in carica fino al 1497, svolse per il papato di Roma.

Notizie storico critiche

Nel 1494 il pievano Domenico Galletti, canonico della cattedrale aretina e poi protonotaio apostolico e segretario del Papa, ottenne da Papa Alessandro VI il giuspatronato perpetuo della pieve di Monte San Savino, dalla fine del XV secolo chiamata “pieve di Sant’Egidio”; a partire dal 1494 la pieve venne sottoposta a una serie di restauri svolti dall’architetto fiorentino Sandro di Rolando Bambocci, condotti insieme a delle maestranze settignanesi che si occuparono del campanile della chiesa e di altri lavori pubblici. Ancora a maestranze settignanesi si deve l’ampliamento della pieve sotto il patronato di Angiolo Galletti, che aveva succeduto allo zio nel 1497, il quale affidò loro il rifacimento della tribuna, pagata dalle compagnie dei Bianchi e dei Neri, e la costruzione della cantoria a loggetta, realizzata prendendo a modello il tramezzo sansoviniano di Sant’Agostino.

Compilatore

Camilla Tonioni

Data di compilazione

2024
Affresco

A.L. Restorelli, Notizie della Pieve, BCA, ms. 82, c. 10; R. Restorelli, Notizie istoriche spettanti alla nobile Terra di Montesansavino, in “Architettura a Monte San Savino”, Quaderni Savinesi, 2, Comune di Monte San Savino, Firenze, 1989, p. 30; R. Restorelli, Serie di altri illustri personaggi che nello stato di ecclesiastici e secolari (…), BCMSS, ms. n. 18, c. 33; N. Baldini, R. Giulietti, Andrea Sansovino artefice nella sua terra, in Forme rinascimentali nel segno moderno, Arezzo 2009, p. 28; G. Centrodi, R. Giulietti, G. Romanelli (a cura di), “Monte San Savino. Letture e riletture storico-artistiche”, Città di Castello, Stampa Petruzzi, 2023, pp. 57-60.

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