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dipinto: 105 x 70 cm; cornice: 114 x 102 cm
Olio su tela

A.L. Restorelli, Notizie della pieve, BCA, ms. 82, cc. 24, 32 bis v., 41; APREM, n. 23, cc. 96-97; G. Centrodi, Orazio Porta, in “Quaderno dell’istituto di Storia dell’Arte”, aa. 1982-1983, Facoltà di Magistero – Università di Siena, Città di Castello, 1984, p. 88; F. Paturzo, La Millenaria pieve dei santi  Egidio e Savino in Monte San Savino, Cortona, Grafica L’Etruria, 1997, p. 57; Visita apostolica alla citta e diocesi di Arezzo 1583,1, in “Studi e documenti”, a cura di don Silvano Pieri e don Carlo Volpi, Servizio Editoriale Fiesolano, 2011, p. 287-288; G. Centrodi, R. Giulietti, G. Romanelli (a cura di), “Monte San Savino. Letture e riletture storico-artistiche”, Città di Castello, Stampa Petruzzi, 2023, p. 151.

Madonna del Rosario tra i santi Domenico e Caterina

Orazio Porta (Monte San Savino, 1532-1613)

Datazione

1583-1584

Ubicazione

Museo del Cassero di Monte san Savino (dalla Pieve dei Santi Egidio e Savino)

Descrizione

Il dipinto delle Vergine del Rosario, opera del savinese Orazio Porta, omaggia un culto cattolico assai diffuso dall’epoca controriformista in poi, quando il rosario cominciò a diffondersi come mezzo di preghiera per i fedeli e quando l’iconografia della Vergine che porge una corona del rosario, mutuata dal gesto di porgere la cintola, cominciò a riscuotere successo tra i domenicani; nell’opera Maria offre una corona del rosario a San Domenico, alla sua destra, e il Gesù bambino, invece, ripete lo stesso gesto verso Santa Caterina da Siena. Lo stile del Porta in questo dipinto è compiutamente figlio della seconda maniera fiorentina di Giorgio Vasari, tenendo sempre a modello il maestro Michelangelo, ma riprendendo l’esempio portato avanti tra gli artisti della seconda maniera da Jacopo Chimenti nel fiorentino o da Teofilo Torri a Santa Maria in Gradi, ad Arezzo; Maria è raffigurata monumentale, come una matrona, che col corpo ricopre tutto il volume del dipinto, mentre le vesti si increspano, solide, rendendo la raffigurazione molto terrena. Al dipinto si aggiungeva sull’altare anche un simulacro della Vergine del Rosario, portato in pubblica processione nel 1758 da Anton Leone Restorelli e dal 1761 esposto in una nicchia dell’altare eretto in sagrestia in quell’anno; il simulacro, concesso per la venerazione dal vescovo di Arezzo Gaetano Inghirami, fu fatto fare a spese della Compagnia, formatasi a partire dal luglio 1617, quando il pievano Felice di ser Silvio Veltroni, in carica dal 1612, ottenne la bolla di aggregazione e di concessione dal generale dell’ordine dei predicatori, Raffaello Rifoz di Barcellona.

Notizie storico critiche

Il dipinto fu commissionato dalla Compagnia del Rosario per l’altare della SS. Vergine del Rosario, fatto fare dalla famiglia Bucci Cini nella pieve dei Santi Egidio e Savino; nel 1583 il visitatore apostolico ispezionava l’altare ancora incompleto della compagnia, posto in corrispondenza dell’area in cui oggi si trova il pulpito, a cornu Epistolae, e segnalava che l’icona con la Vergine del Rosario fosse ancora mancante, aggiungendo che “non è stato possibile dipingerne i misteri che sono da visitare e da meditare”. L’opera, terminata nell’anno successivo, venne collocata nell’altare di stucco dorato, al centro di un tabernacolo piano, intorno al quale stava un’altra tela raffigurante i santi Savino, Vitale ed Egidio, avvocati della comunità savinese, commissionata dalla compagnia del Rosario, ma finita di pagare dal comune il 17 dicembre 1600, non avendo la compagnia riscosso dalle elemosine abbastanza denaro per coprire le spese dell’opera; Anton Leone Restorelli raccontava poi, negli anni Settanta del XVIII secolo, che, prima dei restauri da lui indetti nel 1748, il quadro fosse stato spostato, insieme a quello dedicato alla Madonna del Carmine, presso la chiesa del Suffragio, divenuta luogo di deposito, dove le opere si trovavano a sinistra e destra dell’altare maggiore, poiché l’altare del Rosario in pieve era “sudicio e scolorito, non tanto per l’ingiuria del tempo, quanto ancora per l’umidità della chiesa cagionata dalle sepolture, e dal gran fumo delle torcie a vento” (Restorelli 1774, c. 29, c. 32 bis v.); nella chiesa del Suffragio, infatti, i padri generali dell’ordine domenicano avevano concesso che si trasferissero anche le indulgenze del Rosario, insieme a quelle del Carmine. Con l’intervento del Restorelli, quindi, si decise di riabilitare il nome della compagnia, incaricando Pietro Maderno Speroni, pagato 30 scudi, di rifare in stucco l’altare dove collocare l’antico dipinto di Orazio Porta, accompagnato da una tela eseguita ex novo da Francesco Bonichi, raffigurante i misteri del Rosario. Va segnalato che l’altare del Rosario in quell’occasione mutò la sua collocazione, poiché in origine esso era ubicato nel sito in cui oggi esiste il pulpito in stucco, risultando quindi il primo altare a destra a partire dall’area presbiteriale, per poi essere spostato al centro tra i due altari del Corvo e dei Santi Pietro e Paolo, all’epoca del Restorelli, dove oggi invece esiste un dipinto dedicato alla nascita della Vergine, trasferito in pieve dal XIX secolo; la collocazione cinquecentesca dell’altare del Rosario si evince dalla presenza in sagrestia di un armadio dedicato all’omonima compagnia, posto in corrispondenza dell’attuale pulpito in stucco.

 

Compilatore

Camilla Tonioni

Data di compilazione

2024
dipinto: 105 x 70 cm; cornice: 114 x 102 cm
Olio su tela

A.L. Restorelli, Notizie della pieve, BCA, ms. 82, cc. 24, 32 bis v., 41; APREM, n. 23, cc. 96-97; G. Centrodi, Orazio Porta, in “Quaderno dell’istituto di Storia dell’Arte”, aa. 1982-1983, Facoltà di Magistero – Università di Siena, Città di Castello, 1984, p. 88; F. Paturzo, La Millenaria pieve dei santi  Egidio e Savino in Monte San Savino, Cortona, Grafica L’Etruria, 1997, p. 57; Visita apostolica alla citta e diocesi di Arezzo 1583,1, in “Studi e documenti”, a cura di don Silvano Pieri e don Carlo Volpi, Servizio Editoriale Fiesolano, 2011, p. 287-288; G. Centrodi, R. Giulietti, G. Romanelli (a cura di), “Monte San Savino. Letture e riletture storico-artistiche”, Città di Castello, Stampa Petruzzi, 2023, p. 151.

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