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138 x 250 cm
Olio su tela

S. Casciu, La pittura nella provincia aretina tra manierismo e riforma, in “Arte in terra d’Arezzo, il Seicento”, a cura di L. Fornasari e A. Giannotti, Firenze, Edifir, 2003, p. 20; Armi delle famiglie della nobile terra di Monte San Savino, BCA, ms. 588, cc. 189-190.

Ultima Cena

Ignoto artista locale (Ulisse Ciocchi? 1570 ca.-1631)

Datazione

Secondo quarto del XVII secolo

Ubicazione

Locali della Misericordia di Monte San Savino

Descrizione

Questo dipinto, che non gode di ottime condizioni di conservazione, risulta essere una traduzione alquanto popolare dell’Ultima Cena prima della Passione di Cristo; costituita da colori vividi e cangianti, seppur oggi non facilmente fruibili, e caratterizzata da personaggi intenti in conversazioni e in pose alquanto goffe, la tela potrebbe essere uno degli ultimi prodotti lasciati da Ulisse Ciocchi a Monte san Savino, che negli ultimi anni della sua carriera, ritiratosi nel paese natale, si stava dedicando a una serie di lavori presso la chiesa di Sant’Anna. Qui, infatti, il Ciocchi si era occupato anche di affrescare due lunette centinate dedicate alle storie della vita della Vergine, che, dopo recenti restauri, hanno restituito la sua firma. Da questo confronto è possibile notare molte similitudini con questa ultima maniera dell’artista, che utilizza in queste opere colori sgargianti e dota i corpi raffigurati di un’importante volumetria, enfatizzata dall’abbondanza delle pieghe nelle vesti, che però si dispongono solo superficialmente e non bastano ad alleggerire silhouettes delle figure, pur sostenendone il movimento. In questa lezione è ben evidente la derivazione del Ciocchi dalla seconda maniera fiorentina, come si evince dalla scelta inquadrare dall’alto la mensa eucaristica, imbandita con molti utensili, cibi e stoviglie, rintracciabili in molti dipinti del primo Cinquecento. Stefano Casciu notava che negli ultimi affreschi del Ciocchi i tratti caratteristici dell’artista savinese si perdessero molto, divenendo quasi irriconoscibili, come accade in questa opera; è interessante però notare il riverberarsi di alcuni modelli di studio e di posa, che artisti figli della maniera fiorentina continuavano ad riproporre come dedica ai grandi maestri: il giovane Giovanni che dorme al fianco di Cristo è una ripresa perfetta del volto del soldato dormiente sul sepolcro della Resurrezione di Piero della Francesca del Museo Civico di Sansepolcro, mentre le pose dei corpi ritorti provengono dallo studio degli affreschi di Bernardino Poccetti a Firenze. Sulla sinistra dell’opera, in basso, figura uno stemma che potrebbe darci indicazione sull’ambiente di realizzazione dell’opera: si potrebbe trattare dello stemma della famiglia Pietrangioli, nel 1764 citata in un manoscritto contenenti gli arme delle famiglie di Monte San Savino; nel testo viene data nota del fatto che quella antica famiglia fosse originaria del Valdarno e che fosse stata nobilitata il primo giugno 1665 a Siena, della persona di Ludovico Pietrangioli. L’arme corrispondente era di color oro, i leoni di colore rosso e gli alberi “del colore suo naturale“.

Notizie storico critiche

L’opera è ricollegabile allo stile di Ulisse Ciocchi, che, dal ritorno da Firenze dove lavorò nella chiesa di Ognissanti, eseguì due affreschi per la chiesa di Sant’Anna a Monte San Savino raffiguranti la Presentazione al tempio e lo Sposalizio della Vergine, datati dalla critica al 1625, e riconducibili allo stile di quest’opera. In questa tela dedicata all’Ultima Cena il gusto della maniera pittorica scelto si lega infatti perfettamente a quello che il Ciocchi assunse negli ultimi anni della sua carriera, dopo aver lavorato dal 1605 nella bottega di Bernardino Poccetti e dopo essere rientrato in tarda età a Monte San Savino, quando i suoi colori e le sue figure avevano iniziato ad assumere una vena popolaresca e un gusto più modesto a livello qualitativo. Un confronto eloquente può essere realizzato con la pala dipinta per l’altare di San Sebastiano nella chiesa di Sant’Agostino a Monte San Savino, oggi conservata presso il battistero di San Giovanni, e raffigurante San Sebastiano curato da Sant’Irene, dove, seppur in modo più delicato, le fisionomie e le espressioni dei volti della santa e dell’angelo alle spalle di San Sebastiano, insieme ai corpi rivestiti da panneggi alquanto gravi, si sposano bene con lo stile dell’Ultima Cena.

Compilatore

Camilla Tonioni

Data di compilazione

2024
138 x 250 cm
Olio su tela

S. Casciu, La pittura nella provincia aretina tra manierismo e riforma, in “Arte in terra d’Arezzo, il Seicento”, a cura di L. Fornasari e A. Giannotti, Firenze, Edifir, 2003, p. 20; Armi delle famiglie della nobile terra di Monte San Savino, BCA, ms. 588, cc. 189-190.

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