Home 5 Progetto 5 Statua di Santa Filomena

120 x 30 x 25 cm
Legno dipinto

Inventari, 1 – pp. 17-22 (specifica); Vestire le statue. Arte e devozione nella Toscana nord-occidentale, a cura di M. Collareta, in “Studi e Fonti della la storia della scultura”, 5, Pisa, Pisa University Press, 2016 (di confronto); Statue vestite. Prospettive di ricerca, a cura di A. Capitanio, in “Studi e Fonti della la storia della scultura”, 6, Pisa, Pisa University Press, 2017 (di confronto); Archivio Diocesano e Capitolare di Arezzo, Visita Giusti, 1876, c. 1253 (specifica); G. Centrodi, R. Giulietti, G. Romanelli (a cura di), “Monte San Savino. Letture e riletture storico-artistiche”, Città di Castello, Stampa Petruzzi, 2023, p. 88; ADCA, Visita Giusti, 1876, c. 1253

Statua di Santa Filomena

Bottega artigiana locale

Datazione

XIX secolo, metà

Ubicazione

Locali della Confraternita di Misericordia di Monte San Savino (AR)

Descrizione

L’opera fa parte di una delle molteplici statue vestite di grande devozione popolare, assai diffuse nei centri urbani e periferici dell’Italia centrale tra il XVIII e il XIX secolo. La consuetudine di abbigliare e decorare le statue trova origine in epoca medievale e si fa sempre più forte nei secoli, divenendo un mezzo di vicinanza tra i santi e i fedeli, che collocavano le statue al centro di vere e proprie scenografie sacre con tendaggi, ex voto, paramenti tessili e fiori, che le adornavano specialmente nelle occasioni di festa, quando le statue venivano fatte sfilare per le strade dei paesi accompagnate da litanie, danze ed orazioni; intorno alla fine del XIX secolo, però, il culto delle statue vestite cominciò ad essere guardato con sospetto dai vescovi, che si appellavano al rischio di idolatria e superstizione, tanto che nei primi anni del Novecento la loro diffusione subì un repentino rallentamento. La Santa Filomena veste un abito bianco in raso, arricchito da paillettes colorate che formano fiori dorati, rosa e verdi, con corpetto e maniche a sbuffo chiuse ai polsi da galloni azzurri con perline; sulla testa sfoggia una ghirlanda di fiori rosa e bianchi, associabile all’iconografia di santa Filomena, e sulle spalle un mantello rosso in raso. La veste, di buona fattura ma purtroppo in cattive condizioni, le fu presumibilmente offerta da una famiglia facoltosa.

Notizie storico critiche

La devozione per santa Filomena si deve al ritrovamento dei resti mortali della santa, rinvenuti nel 1802 presso le catacombe di Priscilla a Roma, e il suo culto si diffuse celermente in Europa grazie agli scritti di “rivelazione” sulla sua vita, divulgati da Suor Maria Luisa di Gesù nel 1833. Secondo le narrazioni agiografiche Filomena, giovane ragazza greca, fu martirizzata nel 304 d.C. per volontà dell’imperatore Diocleziano, presso cui ella si era recata con lo scopo di dissuaderlo dal muovere guerra contro l’isola di Corfù, da cui lei proveniva. L’imperatore, invaghitosi della giovane tredicenne, l’aveva sottoposta ad una serie di tormenti ricordati dai simboli iconografici che la caratterizzano e che ritroviamo anche in questa statua: i fiori, a riprova della sua promessa di castità, le frecce che ella stringe nella mano destra e che alludono a una delle prove che dovette sostenere, l’àncora spezzata che la condusse all’annegamento o infine la palma del martirio, forse originariamente sostenuta dalla statua nella mano sinistra, in ricordo della sua morte. Il culto della santa è attestato a Monte San Savino già a partire dall’agosto del 1834 quando l’arciprete Egidio Ciriegi istituì una congregazione a lei titolata con sede nella nuova parrocchia dei Santi Egidio e Savino, dal 1818 ubicata nell’attuale chiesa di Sant’Agostino. La nostra statua vestita, però, si trovava all’interno della Pieve della Misericordia nella “Cappella di S. Filomena”, lì collocata almeno fin dal 1854, perché nello Statuto della Misericordia di quell’anno si rende esplicito che il Triduo di Santa Filomena Martire e Vergine fosse una delle funzioni ordinarie da celebrarsi nella Pieve della Misericordia la quarta Domenica di Agosto. L’opera viene descritta dettagliatamente in un inventario della Confraternita del 1861, che recita: “Sul piccolo altare […] l’Immagine di S: Filomena vestita in seta, avente al collo un Vezzo di madreperla, altro rosso di grossi granatini, altro filo di granatini più piccoli mezzo al petto, a un lato del petto quattro altre fila di granatini più piccoli; all’altro Croce di legno guarnita d’argento, un Crocifisso simile; attraverso alla persona una corona di vetro; un Cuore d’argento appeso al manto, una palina e una lancia di Latta; ai polsi manigli di granatini, una piccola catena d’ottone appesa al vestito. […]”; grazie alla visita pastorale del vescovo Giusti del 1876 sappiamo inoltre che la “cappella di santa Filomena” fosse ubicata in fondo alla chiesa, sul lato destro dell’ingresso, dove in origine si ospitava il fonte battesimale, quando ancora la chiesa era una pieve. In un registro delle deliberazioni della Confraternita della Misericordia, risalente al 1945, si viene poi a sapere che la cappellina di santa Filomena fosse stata demolita per essere usata come rimessa delle autolettighe, essendo risultata di “nessun valore artistico” (Deliberazioni, 5, n. 83).

Compilatore

Camilla Tonioni

Data di compilazione

2024
120 x 30 x 25 cm
Legno dipinto

Inventari, 1 – pp. 17-22 (specifica); Vestire le statue. Arte e devozione nella Toscana nord-occidentale, a cura di M. Collareta, in “Studi e Fonti della la storia della scultura”, 5, Pisa, Pisa University Press, 2016 (di confronto); Statue vestite. Prospettive di ricerca, a cura di A. Capitanio, in “Studi e Fonti della la storia della scultura”, 6, Pisa, Pisa University Press, 2017 (di confronto); Archivio Diocesano e Capitolare di Arezzo, Visita Giusti, 1876, c. 1253 (specifica); G. Centrodi, R. Giulietti, G. Romanelli (a cura di), “Monte San Savino. Letture e riletture storico-artistiche”, Città di Castello, Stampa Petruzzi, 2023, p. 88; ADCA, Visita Giusti, 1876, c. 1253

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