Home 5 Progetto 5 Crocifisso

156x180 cm.
Legno intagliato e dipinto

A.L. Restorelli, Notizie della Pieve, BCA, ms 82, cc. 32v, 38.; Arte e devozione a Castiglion Fiorentino. Sculture dal XIV al XVIII secolo, a cura di L. Fornasari, Montepulciano, Editrice Le Balze, 2003; F. Caglioti, Da Benedetto da Maiano a Felice Palma, per un riesame del Crocifisso in cartapesta del Capitolo di Santa Maria del Fiore, in “E l’informe infine si fa forma…studi intorno a Santa Maria del Fiore in ricordo di Patrizio Osticresi”, a cura di L. Fabbri e A. Giusti, Firenze, Mandragora, 2012, pp. 95-106.

Crocifisso

Ignoto intagliatore toscano

Datazione

XVII secolo, secondo quarto

Ubicazione

Pieve dei Santi Egidio e Savino di Monte San Savino – terzo altare a sinistra

Descrizione

Il Crocifisso conservato in pieve rappresenta un notevole prodotto di intaglio ligneo della prima metà del XVII secolo, realizzato a opera di un artigiano ben informato sulle novità fiorentine di Felice Palma del primo quarto del XVII secolo; di questo artista egli guarda al Crocifisso della Cappella Usimbardi nella chiesa di Santa Trinita a Firenze, ma anche a quello conservato alla pieve dell’Impruneta, identificato da Francesco Caglioti nel 2012 e precedentemente attribuito al Giambologna, a cui il nostro intagliatore si ispira a partire dal crocifisso della SS. Annunziata di Firenze, seppure l’opera del maestro francese attivo a Firenze fosse ben più elegante e maestosa. Il disegno compositivo del Palma, che a sua volta guardava a Michelangelo, viene qui preso a modello nella costruzione della muscolatura ben salda ma non eccessivamente sviluppata, con un torace allungato e leggermente ancheggiante, ma soprattutto nell’elegante silhouette proposta dal Cristo, dignitoso anche nel momento della Morte. Il corpo di Cristo, infatti, si torce delicatamente, lasciando vedere la potenza della carne, vibrante, pur nel momento di massimo dolore; nonostante il capo reclino sulla destra, Cristo rimane ben saldo sulla croce, mantenendo una posizione eretta. Il panneggio increspato del perizoma, che schiocca per il vento provocato dalle nubi che coprirono il cielo alla morte di Cristo, è movimentato anche dall’ancheggiamento a destra del Cristo, che rannicchia il ginocchio destro verso sinistra, mentre la parte superiore del corpo segue il movimento del volto. In area aretina si possono trovare esemplari simili al nostro, come accade a Castiglion Fiorentino, dove nella Collegiata di San Giuliano è conservato il crocifisso di Niccolò di Smeraldo Savi del 1620.

Notizie storico critiche

L’altare del Crocifisso venne eretto nella pieve di Monte San Savino da Domenico Vardi nel 1690, come recita il testamento rogato da ser Francesco Sozzini, ma, secondo un ricordo tramandatosi oralmente, prima che il Vardi acquisisse il giuspatronato di quell’altare in pieve egli era proprietario di un oratorio nella campagna savinese, da cui questo crocifisso fu trasferito in pieve alla metà del XVIII secolo; dedicato al Nome di Gesù, l’altare venne realizzato in legno dorato con intagli colorati di azzurro e fatto in forma di tabernacolo, simile all’altare dedicato ad Antonio da Padova nella chiesa di Santa Maria della Pace a Monte San Savino. In questo altare esistevano i dipinti su tavola con i due dolenti e il “Redentore confitto in croce formato di legno: ed in cima all’altare posava in mezzo a’ raggi a guisa di sole il Nome di Gesù di legno dorato in figura ovale coll’ornamento di due festoni intagliati e dorati” (Restorelli ms. 82, c. 32v); nella parte sommitale figurava l’iscrizione “Teodora Ligi deaurare fecit hanc cappellani”, in ricordo del pagamento da parte di Teodora Ligi per la doratura dell’altare, come si vedeva un tempo. Al momento della sua istituzione, l’altare, in cornu Evangelii, si trovava collocato al centro tra l’altare di San Filippo Neri e quello del Carmine, nell’area in cui oggi esiste il confessionale in legno, ed era posto sotto la cura dell’Opera; con i restauri voluti da Anton Leone Restorelli del 1748, però, Pietro Maderno Speroni fu incaricato di realizzare la struttura in stucco che vediamo oggi, ricollocata proprio al di sotto della residenza del Magistrato, nell’area in cui precedentemente esisteva la porta di accesso laterale, che venne spostata poco sotto, al posto della precedente ubicazione dell’altare del Carmine. Sopra al nuovo altare furono posti i dipinti su tela dedicati ai santi Fabiano e Sebastiano, pagati dal Magistrato insieme all’intero complesso dell’altare per un totale di 50 scudi, derivanti dalle rendite della compagnia di san Sebastiano, che veniva amministrata dal Magistrato stesso. Al momento della modificazione della pieve indetta dall’arciprete Restorelli, il Crocifisso doveva essere già sottoposto a un culto molto sentito da parte dei fedeli, tanto che, nell’enumerare le operazioni di restauro svolte nel 1748, l’arciprete stesso raccontava che il muratore Angiolo Bianchi fosse stato incaricato di levare il simulacro della Vergine del Rosario insieme al nostro Crocifisso, da trasferire temporaneamente presso la chiesa della compagnia del Suffragio, poiché evidentemente posto in particolare attenzione da parte dei fedeli.

Compilatore

Camilla Tonioni

Data di compilazione

2024
156x180 cm.
Legno intagliato e dipinto

A.L. Restorelli, Notizie della Pieve, BCA, ms 82, cc. 32v, 38.; Arte e devozione a Castiglion Fiorentino. Sculture dal XIV al XVIII secolo, a cura di L. Fornasari, Montepulciano, Editrice Le Balze, 2003; F. Caglioti, Da Benedetto da Maiano a Felice Palma, per un riesame del Crocifisso in cartapesta del Capitolo di Santa Maria del Fiore, in “E l’informe infine si fa forma…studi intorno a Santa Maria del Fiore in ricordo di Patrizio Osticresi”, a cura di L. Fabbri e A. Giusti, Firenze, Mandragora, 2012, pp. 95-106.

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